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Palazzo d'Arco a Mantova

Mantova, un gioiello d'arte adagiato tra le dolci acque del Mincio. La città della magnifica corte dei Gonzaga, la città di Virgilio e come dimenticare Rigoletto? Una città magica se la si scopre tra le brume autunnali, ma allo stesso modo sorprendente durante l'estate quando i fiori di loto ne colorano di un rosa intenso le acque. La città dove improvvisa ti appare la sua architettura ricca e variegata: rinascimento, neoclassicismo, medioevo, stili, edifici, palazzi che si succedono senza sosta per lasciare gli occhi dei turisti, e degli stessi mantovani, sempre colmi si magnificenza e stupore.


Oggi andremo a scoprire il Museo di Palazzo d'Arco: l'edificio fu la residenza mantovana dell'antica famiglia dei conti d'Arco di Trento ed è un importante esempio di architettura neoclassica situato nel cuore pulsante di Mantova. Iniziamo, eccoci pronti per il tour! Il Palazzo fu eretto a partire dal 1784 su impulso del conte Giovanni Battista Gherardo d’Arco, nobile trentino, che dopo aver acquisito la dimora dei conti Chieppo decise di trasformare il palazzo seguendo i dettami del neoclassicismo ispirato all'opera di Andrea Palladio.


Come risultato finale è stato prodotto un notevole esempio di residenza aristocratica ricca di arredi e di dipinti, forte di una libreria e una collezione naturalistica, di un giardino racchiuso da una esedra sul quale si affaccia un'ala quattrocentesca costituita da due palazzine, una delle quali contiene lo straordinario ciclo pittorico della Sala dello Zodiaco, opera del Falconetto, eseguita attorno all'anno 1515.


Il complesso architettonico che si affaccia sulla omonima piazza, proseguiva a sinistra con l'edificio delle scuderie oggi trasformato nel Teatrino d'Arco. L'ultima esponente della famiglia, deceduta nel 1973, la signora Giovanna dei conti d'Arco Chieppio Ardizzoni, marchesa Guidi di Bagno, dispose che alla sua morte tutti i suoi beni, compreso il Palazzo e le raccolte in esso contenute (erbario, pinacoteca, archivio, biblioteca, strumenti musicali, arredi, armi) divenissero un pubblico Museo.


Le collezioni del museo comprendono mobili, ceramiche, dipinti, argenteria e una grande biblioteca. La collezione di quadri e stampe comprende opere di innumerevoli artisti tra cui citiamo i principali: Tintoretto, Boccaccio Boccaccino, Giovanni Battista Crespi,  Van Dyck,  Rubens, Mantegna, Sadeler, Dürer, Marcantonio Raimondi, Agostino ed Annibale Carracci, Guido Reni, Rembrandt, Callot, Salvator Rosa, Giandomenico Tiepolo (pazzesco vero?!?) Non amplissima, ma comunque interessante, è la collezione di strumenti musicali di palazzo d'Arco composta da un’ arpa, chitarre di varie epoche, un fortepiano, vari mandolini, una tiorba e una cetra da tavolo. La biblioteca d’Arco comprende circa diecimila volumi, più riviste e quotidiani. Tra le pubblicazioni più pregiate ricordiamo i 15 incunaboli, le 500 cinquecentine, tutta l'opera scientifica di Ulisse Aldrovandi, i 15 manoscritti. È presente l'intera "Enciclopedie ou dictionnaire raisonnè des sciences, des arts et des metiers" di Didierot e D'Alembert. Tra le collezioni presenti a Palazzo d’Arco importante è quella delle ceramiche conosciuta dai cultori del settore. Si tratta di un complesso disomogeneo sia dal punto di vista tecnico che storico dettato più dall’esigenza di un uso quotidiano che dal collezionismo. Accanto ai grandi servizi da tavola in maiolica, degli Antonibon delle Nove di Bassano e della manifattura di Faenza, vi sono anche quelli in porcellana della produzione Ginori di fine Ottocento, vari esemplari di manifatture orientali, alcuni della manifattura lodigiana di Antonio Ferretti del secolo XVIII mentre altri rimandano ad officine pesaresi. Accanto a questi esemplari prestigiosi figurano anche testimonianze della grande tradizione ceramica mantovana.

Nell'insieme delle collezioni della Fondazione d'Arco è custodito anche un gruppo di armi antiche, una sessantina di pezzi in totale, costituito da una ventina di armi bianche giapponesi e da una quarantina di armi bianche e da fuoco occidentali di varie epoche. Uno dei capolavori del complesso architettonico del palazzo è posto all'interno della palazzina d'epoca rinascimentale raggiungibile attraversando il cortile: è la stanza affrescata della "Sala dello Zodiaco", dipinto dei primi anni del  XVI secolo  del pittore Giovanni Maria Falconetto.

La visita è stata davvero affascinante e coinvolgente, tutto è rimasto fermo come al tempo dei Conti e sembrava davvero che loro potessero apparire da un momento all'altro tra una tavola apparecchiata, una sala da fumo, un divanetto per gli incontri tra le nobili invitate o tra un'echeggiare di musica proveniente dall'omonima sala.


Non possiamo fare altro che suggerire caldamente la visita, che vi farà vivere un pezzo di storia e vi suggerisco uno sguardo alla serra nel cortile a fianco dell'esedra. Anche lì potrete respirare le dolci arie di un tempo che fu.


"Omnia vincit amor" - Virgilio - Good luck dallo staff di Scelgo l'Italia -

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