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IL CASTELLO DI GRADARA E AMORI ETERNI: "PAOLO E FRANCESCA"

Oggi la meta della nostra Raffaella Fantini è il Castello Gradara, sito in un borgo medievale tra Romagna e Marche.  Ci troviamo in un luogo speciale,  che accende emozioni e ricordi .... i ricordi di "Paolo e Francesca". Ma non vogliamo anticipare nulla, lasciamo subito alla nostra Raffa campo libero, la storia è  bellissima...

L’afoso caldo estivo sta ormai dissolvendosi, le giornate sono sempre più tiepide e brevi, il cielo ha già cambiato colore, si è vestito di quella tonalità cerulea e pallida che insinua nell’animo "melanconia", sancendo ineluttabilmente la fine prossima dell’estate. Questo è lo stato d’animo migliore per visitare luoghi dove il passato ha lasciato tracce importanti di sé, è il momento dei castelli, luoghi intrisi di storia, intrighi politici, congiure, assassinii, unioni di comodo e amori tragicamente spezzati. Così, facendomi portare da questo stato d’animo, sono partita. Ho preso la A14 e sono uscita a Cattolica. Da qui, dopo poco, si comincia a salire dolcemente verso la prima collina marchigiana, l’aria si rinfresca e diviene più leggera. Dopo alcune curve, sulla sommità di un colle, appare il Castello di Gradara. La sua origine affonda le radici nel Medioevo, quando la famiglia De Grifo si impossessò della collina intorno al 1150 e qui vi innalzò il suo mastio, un torrione inespugnabile. La famiglia De Grifo cadde presto in disgrazia con il Papato e nel 1239 il Mastio Grifo passò a Giovanni Malatesta da Verucchio chiamato il Mastin Vecchio, il quale grazie al matrimonio contratto con Concordia dei Pandolfini, figlia del Vicario Imperiale, divenne Podestà di Rimini e di diversi possedimenti della Romagna.


"E ‘l mastin vecchio e ‘l nuovo da Verucchio,

che fecer di Montagna il mal governo 

là dove soglion fan d'i denti succhio"


Dante 

XXVII canto Inferno


Così Dante si esprime citando i signori di Rimini, condannando padre e figlio nel girone dei tiranni, di coloro che avevano posto la loro intelligenza al servizio dell’inganno. Solo una piccola curiosità; Giovanni Malatesta viene da Dante definito il Mastin Vecchio; "mastino" in quanto azzannava la preda e non la lasciava più fino alla morte, "vecchio" perchè visse 100 anni, cosa incredibile per quel tempo dove la vita media si aggirava intorno ai 40 anni. Giovanni, per paradosso, seppellì tutti i suoi figli e loro, per le leggi del tempo, non ebbero mai la possibilità di essere veramente liberi.  Si narra che Giovanni Malatesta arrivato alla collina Torre del Grifo, così si chiamava la località in onore della torre qui costruita dai De Grifo, si affacciò alla finestra e sentendo l’aria piacevole arrivare dal mare esclamò "oh che grata aura!", da qui la località oltre ai Signori cambiò anche il nome in Gradara. La grande Porta dell’Orologio da cui si accede al borgo antico è un varco temporale, una breccia nella pietra che porta ad un mondo antico.

Guardo la salita irta che da cui si giunge al castello, penso alla gente che la percorreva con cavalli e somari, ai bambini ancora ingenui, intenti a giocare alla guerra imitando prodi cavalieri, sulla sinistra noto una porta aperta con un cordone, mi avvicino, resto stupita vedendo all’interno la riproduzione di una casa medioevale, ancor di più mi sento trascinata nel passato, tutto questo mi emoziona. Arrivo al ponte levatoio che ad oggi è ancora funzionante, osservo i due bolzoni, le travi che entrando nella muratura  chiudevano definitivamente il varco d’accesso, poi guardo il fossato sottostante a me, lo immagino riempito da rami, vetri e detriti, per rendere ancor più faticosa e difficile la conquista del castello. Sorrido, mi viene in mente un vecchio detto popolare "la necessità aguzza l’ingegno" proprio vero! Nell’antichità, dove non esisteva nulla di tecnologico, i piccoli espedienti erano oggetto di una quotidiana ricerca. Cose che oggi fanno sorridere, un tempo potevano salvare la vita. Negli antichi testi di architettura medioevale, il concetto base nell’edificare roccaforti o castelli era quello di rendere la conquista più difficile possibile, ed il concetto è meravigliosamente sintetizzato con l’ espressione "lingua de fora", così bisognava far arrivare il nemico sotto le mura, già stanco! Dunque, tutto serviva allo scopo!


La prima stanza del percorso è la sala delle torture, volutamente posta all’ingresso come a voler ricordare a tutti coloro che accedevano al castello di quale entità fosse il potere del Signore che lo abitava. Alzando lo sguardo vedo che sopra la porta di accesso c’è un ballatoio, scopro che da lì il Signore del castello, che era anche giudice, si affacciava e senza mischiarsi ai miserabili imprigionati in questa stanza, sentenziava, dava gli ordini al boia e poi risaliva alle sue stanze. Non voglio sostituirmi alla guida turistica, quindi cercherò solo di incuriosire senza addentrarmi nei particolari, ma per solleticare la curiosità anche un po’ di storia serve! Una cosa quindi va detta, che il Castello di Gradara fu abitato fino al 1986 e certamente non dai Malatesta! Dopo di loro nel 1463 passò agli Sforza di Pesaro, poi allo Stato Pontificio dal 1641 fino al 1920 quando l’Ingegner Zanvettori, che era rimasto affascinato dalla struggente storia di Paolo e Francesca, coronò il sogna della sua vita e lo acquistò. Qui si trasferì a vivere con la moglie, la Signora Alberta, che vi abitò fino alla sua morte nel 1986. Oggi appartiene allo Stato Italiano. Il Castello ha avuto dunque tanti proprietari in epoche diverse ed ognuno di loro ha apportato cambiamenti in base alle proprie esigenze. Le scale che si salgono dopo la camera di tortura sono un opera postuma dell’Ingegner Zanvettori, ma non solo quelle, la porta di ferro con accanto altre due placche, che talvolta nessuno nota, portano sempre la stessa data, non sono pertugi misteriosi, passaggi segreti, bensì un montacarichi con il suo motore che permetteva di portare il cibo dalle cucine poste al piano terra al salone situato al piano nobile.

Continuo il percorso entrando nella sala da pranzo, qui la fantasia si scatena, e le figure storiche di Paolo e Francesca subito mi si parano innanzi, per un attimo immagino i due amanti seduti a tavola, scambiarsi furtivi sguardi immersi in intime intese, ma non è così! C’è un piccolo inganno! Me lo indica la guida, ai tempi di Paolo e Francesca il grande salone non esisteva, questo è il frutto della fusione del porticato e di due stanze, pertanto in questo luogo i due amanti non hanno mai desinato insieme, bensì solo passeggiato! Proseguo nella visita, si susseguono alcune stanze, la mia attesa aumenta sempre più, sono quei due nomi indissolubili che continuano ad attirare i miei pensieri…


"…Poeta, volentieri parlerei 

a quei due che ‘nsiem vanno

e paiono si al vento esser leggeri" 


Dante 

V Canto, Inferno


Francesca da Polenta era figlia di Guido da Polenta, Signore di Ravenna, Paolo Malatesta era uno dei cinque figli del Mastin Vecchio. Verosimilmente premeva un’alleanza tra Rimini e Ravenna, così i due rispettivi Signori decisero di sancirla con un matrimonio. Dei cinque figli di Giovanni Malatesta, solo uno era libero, Gianciotto originariamente Gianni ciotto, che in dialetto significava appunto sciancato. Era nato podalico, con la lussazione dell’anca, un po’ di scoliosi gli cagionò anche una lieve gobba e come se non bastasse in battaglia era stato privato di un occhio. Francesca aveva 16 anni, bellissima, bionda con brillanti occhi azzurri. Mai avrebbe accettato di unirsi con il Malatesta. I due futuri consuoceri, temendo il diniego della giovane, tramarono l’inganno. E’ importante sapere che la Chiesa aveva una grandissima importanza allora, ad una giovane bastava dire di aver ricevuto la chiamata di Dio per impedire qualsiasi matrimonio, garantendole l’entrata diretta in convento. Nel timore che Francesca vedendo Gianciotto potesse fare questo, i due ordirono l’inganno, mandarono Paolo "il bello" a Ravenna da Francesca, lei lo vide e accettò le nozze, la giovane Francesca non sapeva che Paolo la stava sposando per procura. Dopo il matrimonio Francesca arrivò a Gradara, venne portata nella sua camera, la servitù si occupò di tutti i preparativi e poi, su ordine del Mastin, spense tutte le luci. Si narra che al risveglio dalla prima notte di nozze, al sorgere del sole, quando Francesca vide il vero marito, cominciò a piangere e ad urlare disperata, comprendendo solo in quel momento l’inganno ignobile in cui era irrimediabilmente caduta. Decise allora di morire smettendo di mangiare, ma presto Paolo, forse preso dai sensi di colpa o forse innamoratosi della giovane, cominciò a farle visita…


"Amor, ch’a nullo amato amor perdona,

mi prese del costui piacer si forte,

che, come vedi, ancor non m’abbandona"


Dante

V Canto, Inferno


Oltrepassando la bertesca arrivo finalmente nella camera di Francesca. Qui sento crescere commozione e curiosità insieme, mentre già il mio cuore partecipa al dramma consumatosi tra queste mura. La guida prima di ogni cosa indica una botola a terra e rammenta che le scale in muratura verranno costruite solo successivamente da Giovanni Sforza , in onore della moglie Lucrezia Borgia. Ai tempi dei Malatesta le scale erano ancora retrattili, si apriva una botola, sotto era allocata una scala a pioli mobile e grazie a questa si entrava e si usciva dalla camera per scendere al piano terra. 

Mi guardo intorno; su un manichino c’è un abito, in un angolo un grande letto, penso al trascorrere delle stagioni in quella stanza, ascolto le parole spese, le dichiarazioni rese, l’intimità raggiunta nel corso dei 14 anni durante i quali si amarono. Cerco di immaginare l’attesa di quei giorni della settimana in cui Paolo giungeva a castello, vedo Francesca alzare la botola, attendendo di scorgere il viso dell’amato, mentre lui cavalcava da Ghiaggiolo pensando a lei.  Tutto questo finì un giorno databile tra il 1283 ed il 1284, quando Gianciotto, allertato da un servo finse di partire, ma rientrò subito dopo. Paolo e Francesca erano insieme nella stanza di lei quando furono sorpresi dal marito, Paolo tentò la fuga alzando la botola per scendere la scala, ma il mantello si impigliò in un chiodo, lui risalì per liberarsi, ma fu un attimo, Gianciotto brandendo la spada fece per scagliarsi contro Paolo, Francesca non esitò, per salvare l’amato si mise davanti a lui, in un colpo solo furono trafitti entrambi. 

Mi si stringe il cuore al pensiero di tanta ingiustizia e la mente vola veloce nei secoli e ripensa ad un altro grande amore finito in tragedia Parisina Malatesta e Ugo Este, ma questa è un’altra storia, questo è un altro viaggio …il prossimo!


Il racconto di Raffaella, che è il nostro post di questa settimana, ci ha emozionati e presi a tal punto che saremmo stati tentati di farci raccontare ancora tanto altro di questo luogo che è stato cornice della storia di Paolo e Francesca. Ma il tempo è tiranno e lasciamo andare Raffaella in sella alla sua moto. L'aspettiamo per il seguito di questo post: la storia di Parisina Malatesta e Ugo Este...


- Lo staff di Scelgo l'Italia -

*foto by Raffaella Fantini

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